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SCUOLA


Si è svolto ieri, da remoto, l’incontro di apertura dei tavoli tematici al Ministero dell’Istruzione sui problemi della dirigenza scolastica. Per l’Amministrazione era presente la Dott.ssa Sabrina Capasso che ha fatto un’ampia ricognizione delle problematiche della dirigenza scolastica ed ha auspicato che il confronto si svolga nel perimetro delle reali possibilità in capo alle potestà dell’amministrazione, non escludendo comunque ogni contributo utile per interventi sul piano legislativo e per la definizione del prossimo atto di indirizzo per il rinnovo del CCNL dell’area istruzione e ricerca.

Lo Snals-Confsal ha espresso la propria preoccupazione per la posizione subalterna del MI rispetto agli altri ministeri, che non tutela in maniera adeguata i diritti dei dirigenti scolastici sui quali vengono scaricati oneri ed incombenze del tutto improprie, come quelle legate alla gestione ed al tracciamento dei contagi.
Al termine dell’incontro è stata concordata la prosecuzione dei lavori del tavolo con la trattazione delle differenze retributive dei dirigenti in servizio e sull’avvio della rilevazione dello stress da lavoro correlato.
Di seguito, riportiamo una sintesi da parte dello Snals-Confsal delle questioni urgenti per la dirigenza scolastica.

QUESTIONI RETRIBUTIVE


Provvedimenti richiesti:

- sollecitare gli organi di controllo a restituire tempestivamente gli atti contabili sottoposti al loro esame, per consentire agli USR di riprendere quanto prima la contrattazione e riallineare le retribuzioni dei dirigenti scolastici alle annualità di riferimento;
- finanziare in modo strutturale il FUN, per evitare addirittura una diminuzione dei livelli retributivi e persino la restituzione di quanto già percepito;
- finanziare il FUN, anche in un’ottica pluriennale, per conseguire un riallineamento delle retribuzioni alla dirigenza della stessa area.

Inoltre è stato chiesto di affrontare:


a) la sperequazione retributiva esistente tra la dirigenza scolastica e le altre dirigenze pubbliche.

La dirigenza scolastica è molto diversa dalle altre dirigenze dello stato, per il ruolo delicato e importante che ricopre nella comunità educante e per la specificità connessa alla complessità della direzione di una comunità partecipata.
A questa complessità non corrisponde però il riconoscimento di una retribuzione pari a quella degli altri dirigenti pubblici di uguale livello.
Tale sperequazione retributiva, presente fin dal momento dell’istituzione della dirigenza scolastica, è diventata evidente persino dentro la stessa area contrattuale, da quando nel 2016 con l’Accordo Quadro su Comparti e Aree la dirigenza scolastica è confluita nell’area Istruzione e Ricerca, unitamente ai dirigenti delle università e degli enti pubblici di ricerca.
Con il CCNL Area Istruzione e Ricerca dell’8 luglio 2019 i dirigenti scolastici hanno ottenuto una prima equiparazione solo limitatamente alla retribuzione di posizione parte fissa degli altri dirigenti, grazie ad uno specifico stanziamento nella Legge di bilancio 2018.
Tuttavia, permane una rilevante differenza retributiva con le altre dirigenze. Per colmare questa differenza, che dall’esame delle pubblicazioni relative alle retribuzioni medie della dirigenza amministrativa risulta essere di circa 22.000,00 euro annui lordo/dipendente, occorrono circa 176 milioni di euro lordo/dipendente, pari a poco meno di 250 milioni di euro lordo/stato;

b) problematiche retributive connesse alla determinazione del Fondo Unico Nazionale (FUN) della dirigenza scolastica.

Grazie agli stanziamenti straordinari una tantum di 13 milioni di euro nel D.L. 34/2020 e 25,8 milioni di euro nella Legge di bilancio 2021, sono state individuate le risorse per il triennio 17/18 – 19/20, ma allo stato attuale non ci sono le necessarie coperture finanziarie che consentano di mettere al sicuro anche le retribuzioni del 20/21 e degli anni successivi.
Quanto al triennio 17/18 – 19/20 va rilevato peraltro che, dopo quasi un anno dall’approvazione definitiva del D. L. 34/2020 che ha stanziato i 13 milioni, gli organi di controllo ancora non hanno apposto il visto di conformità al fondo degli anni 17/18 e 18/19, mentre non è ancora cominciato l’iter di quello del 19/20.
A seguito di tale situazione, nella maggior parte delle regioni i dirigenti scolastici percepiscono ancora la retribuzione di posizione parte variabile definita dai contratti integrativi regionali 2016/2017, non percepiscono da 3 anni la retribuzione di risultato (valore medio € 3.500,00 annui), non percepiscono le indennità di reggenza, se hanno svolto questo incarico aggiuntivo obbligatorio, percepiscono una pensione provvisoria se nel frattempo sono cessati dal servizio.
La conseguenza più grave è però subita dai neo-dirigenti scolastici assunti dal 1° settembre 2019 che in 10 regioni non si vedono riconoscere dall’USR il diritto alla retribuzione di posizione parte variabile (una media di 13.000,00 euro lordi annui) e si vedono costretti a rivolgersi ai tribunali del lavoro.
È necessario, perciò, sollecitare gli organi di controllo a restituire tempestivamente gli atti contabili sottoposti al loro esame, per consentire agli USR di riprendere quanto prima la contrattazione e riallineare le retribuzioni dei dirigenti scolastici alle annualità di riferimento.

MOBILITÀ DS


È necessario intervenire per un piano di rientro dei dirigenti che prestano servizio fuori regione.

Provvedimenti richiesti:
- interventi normativi o contrattuali per assicurare che tutte le scuole abbiano un dirigente, riducendo il più possibile il ricorso alla reggenza;
- modifica del limite del 30 per cento dei posti vacanti e disponibili per la definizione del contingente destinato alla mobilità interregionale;
- definizione di un piano di rientro dei dirigenti scolastici che prestano servizio fuori della regione di residenza.

REGOLAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO


a) Autonomia scolastica e assegnazione dei dirigenti.

Occorre porre rimedio al numero elevato delle reggenze e assegnare a tutte le istituzioni scolastiche un dirigente e un direttore dei servizi generali ed amministrativi.
In ogni caso, il numero delle scuole normo-dimensionate, cui si riferisce l’art. 1 comma 978 della legge di bilancio, sommate ai pensionamenti consentirebbero sia la mobilità interregionale, sia nuove assunzioni per tutte le regioni, attingendo dalla graduatoria del concorso del 2017.


b) Aspetti contrattuali.

Sicuramente sono da rivedere i vincoli, oggi anacronistici, della mobilità interregionale, che in tempo di pandemia ha fatto esplodere tutte le criticità che pure si erano rilevate negli anni scorsi e che pur rappresentate all’ARAN con forza, non hanno trovato ascolto.
È opportuno che le attuali percentuali di blocco della mobilità interregionale vengano rivisitate, secondo un principio di apertura che consideri disponibili tutti i posti che a qualsiasi titolo siano vacanti. E senza definizione di percentuali e di nulla osta.
La prospettiva di rientro per i colleghi fuori regione deve essere possibile già oggi e la politica deve permettere che ciò accada. Da mesi il sindacato propone soluzioni che possono essere assunte transitoriamente anche in via normativa, nelle more dell’apertura del tavolo contrattuale.
L’apertura del tavolo contrattuale deve anche ridefinire molti aspetti rimasti in sospeso, tra cui:
- identità del dirigente scolastico in nome dell’autonomia: oggi risulta un ruolo schiacciato dalle innumerevoli responsabilità e il contratto dovrà riconoscere nuovi diritti;
- revisione delle sanzioni per provvedimenti disciplinari;
- diritto alle ferie e sostituzione del dirigente;
- regolazione del diritto alla scelta di ritornare al ruolo di provenienza;
- lavoro agile;
- formazione continua.
Occorre infine dare applicazione al CCNL 2018, in particolare per la costituzione di un Organismo paritetico per l’innovazione e per misure in relazione allo stress da lavoro correlato.

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